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15
OTT
2020

Il bello nel difficile

Come dopo un tornado. La scuola è cambiata, e probabilmente non tornerà mai più uguale a prima, nel bene e nel male. Anche nel bene, sì, perché nonostante le difficoltà, ci sono note positive. Come avviene ogni volta che si affronta una difficoltà, abbiamo tutti conquistato  una maggiore consapevolezza di noi stessi e di quello che è davvero importante. E non solo.

Dopo un mese dall’inizio, nelle scuole della rete Liberi di Educare il bilancio è tutto sommato positivo. Sarà perché il principio educativo, per noi, è sempre stato quello di mettere ogni singolo bambino al centro dell’attenzione, sarà la sollecitudine che da sempre esiste, saranno i grandi spazi, ma nel complesso la gestione della vita quotidiana è stata modificata ma si è  comunque adattata bene. Fondamentalmente è stata resa più strettamente disciplinata per consentire la corretta applicazione delle norme igieniche dettate dall’emergenza Covid. 

La riorganizzazione delle regole di convivenza è stata gestita in collaborazione tra il personale scolastico e la direzione centrale della rete, cercando di adattare alle singole situazioni le indicazioni generali, trovando di volta in volta soluzioni ideali a seconda delle possibilità e delle necessità di ciascuna scuola. Se per esempio al grande complesso di San Francesco di Sales di Città di Castello è stato necessario organizzare gli ingressi per fasce orarie, all’Aliotti di Arezzo sono stati sfruttati i differenti accessi alla scuola – ogni classe ha un ingresso differente – mentre il San Giuseppe di Montecatini ha adottato un approccio  misto, con ingressi differenti quando possibile e orari leggermente sfasati.

Si respira una grande partecipazione emotiva, sia dei genitori – che dopo le comprensibili, iniziali preoccupazioni si sono largamente tranquillizzati vedendo come le procedure adottate dalle scuole siano chiare ed efficaci, applicate con serietà – sia del personale tutto, che sta affrontando le incertezze e i problemi con grande dedizione e senso di responsabilità verso la propria missione, quella di sostenere le famiglie nell’educazione dei figli. 

“Il bambino ha il diritto di vivere la propria età anche nell’anno del Covid”, sintetizza Filippo Bettarini, direttore a Montecatini. “La situazione è sicuramente complessa, ma siamo certi che avverranno comunque cose belle da vivere, anche in questo contesto. Ci stiamo muovendo secondo questo principio e cerchiamo di trasmetterlo ai  bambini”.

Del resto, come ha commentato anche Giacomo Nofri, direttore della scuola di Arezzo, “I bambini sono felici di stare a scuola, di condividere, anche le ore in classe, non vedevano l’ora che ricominciasse e temono l’idea di tornare in quarantena”.

Un sentimento di gioia confermato anche da Simone Polchi, direttore a Città di Castello, che racconta come quest’anno, a differenza dei precedenti, le assenze siano molto limitate e i bambini non perdano occasione di esprimere il proprio entusiasmo per essersi ritrovati. “Perfino il momento della mensa, che è cambiato sensibilmente con l’introduzione del self service, è  diventato un’occasione di crescita. Dopo i primi giorni in cui dovevano capire le procedure, ora anche più piccoli sanno perfettamente come muoversi, sparecchiano da soli, stanno seduti distanziati, si muovono in file ordinate”.

Numerose le nuove esperienze, rese necessarie dall’emergenza sanitaria, che si sono rivelate migliori  delle  aspettative:  per  esempio gli ambientamenti in tre giorni alla scuola dell’infanzia, l’utilizzo degli spazi esterni quando possibile per le attività motorie, la razionalizzazione degli spazi – al San Francesco di Sales era dal 1937 che la scuola primaria non si spostava dal secondo piano -. Anche la necessità di contatto fisico dei bambini: alla primaria, un’alunna ha suggerito alla maestra “ci possiamo dire che ci vogliamo bene!” per ovviare all’impossibilità di abbracciarsi.

Certo, è  stato fatto un grande lavoro di preparazione  durante i mesi estivi: le scuole sono riuscite ad assicurare praticamente tutti i servizi degli anni precedenti – la mensa, le attività di studio dopo l’orario scolastico, diversi laboratori – grazie a un impegno meticoloso nella  disposizione degli spazi, di studio di soluzioni specifiche, aumentando il personale per la  sanificazione ove necessario e garantendo un dialogo costante con le famiglie.

Nelle  varie scuole sono state escogitate strategie differenti: colloqui anticipati per fare subito il punto della situazione, dopo la lunga sospensione, telefonate costanti e collaborazione  attiva hanno reso la comunità educante ancora più solida, coesa, determinata a normalizzare la vita dei propri bambini e ragazzi. Perché questo è il fattore determinante, differenziante, delle scuole della rete Liberi di Educare: il diritto di ogni singolo bambino a essere educato è fondamentale, e pur nel rispetto della sicurezza, tale diritto va  garantito.  

 



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