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16
MAR
2021

Riflessioni di dantedì

Il 25 marzo, festa dell’Annunciazione, ricorre per il secondo anno la giornata dedicata a Dante, il Dantedì. E nell’anno in cui ricorre anche il settecentenario della morte del poeta, tale giornata ha valore doppio. Il 25 marzo ricorda anche il capodanno fiorentino, non a caso nel giorno dell’annuncio a Maria.
“Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura”, così inizia la Commedia e mai come adesso ci pare di essere in una “selva oscura”. È evidente che Dante non debba essere caricato di nuovi onori o responsabilità, non ne ha bisogno, ma di sicuro i suoi versi sono sempre attuali e hanno tanto da trasmettere anche in questi nostri tempi moderni, così lontani dalla società descritta dal poeta.
Dante ha sempre “parlato” attraverso le sue opere, in primis la Commedia, ma non sempre noi siamo capaci di ascoltare e, a volte, non sappiamo più riflettere. Per non parlare poi della lunga scia di tracce insospettate che i suoi versi hanno lasciato nel nostro linguaggio. Quante volte diciamo ad esempio “senza infamia e senza lode” (Inferno, III canto), oppure “non mi tange” (Inferno, II) oppure il famoso “galeotto fu” e così via.
La lettura e lo studio della Commedia sicuramente aiutano la crescita e la maturazione della persona; non solo è un contenuto importante da presentare a scuola agli studenti, ma rimane occasione di riflessione anche per chi studente non è più.
“Profeta di speranza” ha definito Dante papa Francesco. E sono sicuramente tanti gli spunti per trattenere qualcosa di significativo. Dante si affida ad un Maestro, Virgilio, per compiere il suo viaggio che lo porterà al recupero di se stesso, al superamento della “selva oscura” della vita per intravedere e sperimentare in terra la beatitudine del Cielo. Tutti abbiamo bisogno di Maestri, tutti abbiamo bisogno di amici che ci sostengano e ci accompagnino nella vita di tutti i giorni.
Ed è l’amore per una donna in carne ed ossa, Beatrice, che rende Dante certo dell’amore di Dio a sé. È un’esperienza umana intensa e profondamente vera che ancora oggi ci parla, perché è evidente che essere amati sia il desiderio più grande che abbiamo. Dante ci insegna che siamo fatti per “seguir virtude e canoscenza” e che la sete della conoscenza ha l’ampiezza del desiderio del cuore.
Avere dei Maestri, poter amare ed essere amati, conoscere, seguire la virtù e uscire dalla “selva oscura”, dalle tante “selve oscure” che possiamo trovare nel nostro cammino, per realizzare la nostra felicità: quanti messaggi che non hanno tempo ma che, anzi, ancora più oggi, così smarriti e confusi, ci possono far riflettere e dare speranza.



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