

“La Trasfigurazione anticipa la luce della Pasqua, evento di morte e di risurrezione, di tenebra e di luce nuova che Cristo irradia su tutti i corpi flagellati dalla violenza, sui corpi crocifissi dal dolore, sui corpi abbandonati nella miseria. Infatti, mentre il male riduce la nostra carne a merce di scambio o a massa anonima, proprio questa stessa carne risplende della gloria di Dio. Il Redentore trasfigura così le piaghe della storia, illuminando la nostra mente e il nostro cuore: la sua rivelazione è una sorpresa di salvezza! (…)
Seguo con profonda preoccupazione quanto sta accadendo in Medio Oriente e in Iran, in queste ore drammatiche. La stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche, né con le armi, che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso un dialogo ragionevole, autentico e responsabile.
Dinanzi alla possibilità di una tragedia di proporzioni enormi, rivolgo alle parti coinvolte l’accorato appello ad assumere la responsabilità morale di fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile! Che la diplomazia ritrovi il suo ruolo e sia promosso il bene dei popoli, che anelano a una convivenza pacifica, fondata sulla giustizia.”
(Leone XIV, Domenica 1° marzo 2026)
Può l’uomo operare in modo positivo e costruttivo per il bene dei popoli senza l’uso della violenza, senza ritenere che la guerra sia l’unica soluzione possibile ai mali del mondo?
La guerra è solo morte e distruzione, prevaricazione e dolore: nessuno può negarlo. Ma proprio in quest’epoca, così globale, così attenta, a parole, all’accoglienza, al progresso, all’inclusione, la guerra e la morte rimangono le strade più praticate. Viviamo uno iato terribile tra quanto proclamiamo a parole e quanto realizziamo nei fatti.
Di fronte a tutto questo, cosa possiamo dire, oggi, ai nostri bambini e ragazzi, a noi stessi; che ipotesi di vita, di bene, di verità, di giustizia, di felicità possiamo testimoniare perché il contesto che viviamo abbia una speranza di positività?
Sicuramente abbiamo una responsabilità grande e personale dalla quale può nascere un impegno concreto, che è un compito sia culturale che civile.
Innanzitutto rispondere a questo compito è riconoscere in modo fermo il valore di ogni singola vita umana qualsiasi sia lo schieramento alla quale appartiene.
La vita umana è sacra.
Nel piccolo della vita quotidiana ogni singolo gesto può essere improntato al rispetto della vita in ogni sua forma: da come ci accogliamo a come viviamo le relazioni interpersonali in ogni ambito.
A chi educhiamo dobbiamo trasmettere il valore del rispetto, della lealtà e del dialogo in ogni circostanza: da come ci si tratta in classe, a come ci comportiamo nei giochi, nello sport, in famiglia.
L’esempio avviene attraverso le parole e i fatti: la pace nasce dal basso, nasce, come tensione e desiderio, da atteggiamenti semplici e concreti.
“Il male riduce la nostra carne a merce di scambio” dice il Papa. Quanto, purtroppo, al di là della guerra, sperimentiamo vere queste parole nella nostra realtà e nella nostra società.
Ma “questa stessa carne risplende della gloria di Dio”: la “sorpresa” della salvezza accade, basta che il cuore e gli occhi siano aperti a riconoscerla in chi la testimonia nelle pieghe della realtà e della vita.