



“In questa Solennità di Tutti i Santi, è una grande gioia inscrivere San John Henry Newman tra i Dottori della Chiesa e, al tempo stesso, in occasione del Giubileo del Mondo Educativo nominarlo co-patrono, insieme a San Tommaso d’Aquino, di tutti i soggetti che partecipano al processo educativo. L’imponente statura culturale e spirituale di Newman servirà d’ispirazione a nuove generazioni dal cuore assetato d’infinito, disponibili per realizzare, tramite la ricerca e la conoscenza, quel viaggio che, come dicevano gli antichi, ci fa passare per aspera ad astra, cioè attraverso le difficoltà fino alle stelle. (…) In questa occasione solenne, desidero ripetere agli educatori e alle istituzioni educative: “Risplendete oggi come astri nel mondo”, grazie all’autenticità del vostro impegno nella ricerca corale della verità, nella sua coerente e generosa condivisione, attraverso il servizio ai giovani (…) Per questo vorrei dirvi: disarmiamo le false ragioni della rassegnazione e dell’impotenza, e facciamo circolare nel mondo contemporaneo le grandi ragioni della speranza. Contempliamo e indichiamo costellazioni che trasmettano luce e orientamento in questo presente oscurato da tante ingiustizie e incertezze. Perciò vi incoraggio a fare delle scuole, delle università e di ogni realtà educativa, anche informale e di strada, come le soglie di una civiltà di dialogo e di pace.”
(Papa Leone XIV, Omelia Solennità di Tutti i Santi, 1° novembre 2025)
Fare delle scuole “le soglie di una civiltà di dialogo e di pace” e “indicare costellazioni” che trasmettano luce, sono parole che suggeriscono un compito grande, impegnativo ma anche affascinante.
Ci aiutano ad alzare lo sguardo.
Quando una famiglia cerca una scuola per i propri figli è questo l’orizzonte a cui guarda? Quando un docente, un educatore opera in una scuola, è questo il compito che riconosce nel suo lavoro?
E’ una sfida grande.
Per docenti ed educatori, la sfida è accendere nei bambini e nei ragazzi la domanda, la curiosità, l’apertura al reale, destare nei giovani il desiderio di conoscere senza paura perché i nostri giovani sono “cuori assetati d’infinito”.
In questo modo le scuole possono diventare luoghi di esperienza e di esperienze: esperienza, perché, attraverso il sapere, si è messi in grado di crescere umanamente e di trovare soddisfazione nell’imparare a rispondere con fiducia alle circostanze della realtà, sviluppando le proprie capacità; esperienze, perché la crescita della persona in termini umani e conoscitivi passa attraverso occasioni particolari messe in atto dalla scuola che sono tanto più efficaci quanto più “esclusive”, cioè caratterizzanti il contesto scolastico nel quale avvengono, esperienze che si differenziano dal contesto circostante per novità, incisività e scopo.
Per favorire il dialogo e la pace occorre una umanità nuova e la scuola, insieme alla famiglia, può dare un contributo importante nella misura in cui crea esperienza ed esperienze volte alla crescita della persona perché la crescita della persona è lo scopo ultimo del compito educativo.
Il dialogo e la pace hanno bisogno della libertà, di cuori liberi, alla ricerca della verità: la scuola può essere un luogo che aiuti bambini e ragazzi ad essere liberi nel vero senso della parola, ad aver “fiducia” nella realtà fornendo loro gli strumenti per poterle davvero esercitare questa fiducia e questa libertà e per discernere trattenendo il valore di ciò che incontrano e che studiano, cioè per poter imparare ed esercitare il giudizio critico.
La libertà è una fatica, bella ed entusiasmante sicuramente, ma è una fatica. Perché la libertà è scegliere di aderire a qualcosa che ci può soddisfare e questa scelta comporta impegnarsi per ciò che vale: è un lavoro entusiasmante e faticoso, ma è questa fatica che dà gusto alla vita.
Per la famiglia, la sfida è cercare contesti che accendano la domanda, la curiosità, l’apertura al reale; contesti che aiutino ad acquisire stima di sé, che non siano piegati alla performance o alla competizione sterile. Contesti di esperienza ed esperienze. In fondo si tratta di rispondere seriamente e con libertà alla domanda: cosa desidero davvero per mio figlio?
Scriveva Edith Stein: “Col termine educazione intendiamo la formazione dell’essere umano nel suo complesso, con tutte le sue forze e capacità. Cos’altro vogliamo raggiungere coll’educazione se non che il giovane che ci è affidato divenga un essere umano vero e autenticamente se stesso?”